Leonardo ha stretto un accordo con il Ministero della Difesa di Riyad per la fornitura di pattugliatori marittimi. Questa scelta risponde alla necessità di rafforzare la propria postura in un Golfo sempre più competitivo e rafforza l’intesa tra Arabia Saudita e l’Italia. Questo acquisto ribadisce inoltre la necessità di garantire capacità di pattugliamento marittimo e Anti Submarine Warfare, ambito in cui l’Italia deve ancora colmare lacune importanti, mediando tra esigenze operative e autonomia strategica.
Il 16 febbraio, Leonardo ha annunciato un accordo con l’Arabia Saudita per la fornitura di quattro C-27J in configurazione MPA (Maritime Patrol Aircraft). Il velivolo, basato sulla versione da trasporto tattico, garantirà capacità di pattugliamento marittimo e lotta antisommergibile (Anti Submarine Warfare, ASW). L’acquisto si inserisce in un più ampio processo di modernizzazione delle forze navali e aeree del Regno volte a contrastare la minaccia iraniana e a garantire la sicurezza marittima in uno scenario regionale particolarmente instabile. Gli MPA vanno a colmare una lacuna critica nelle capacità di monitoraggio marittimo dei corridoi e delle infrastrutture marittime che sono essenziali per la realizzazione del programma formalizzato nella Vision 2030, oltre a rafforzare i rapporti in ambito di difesa e sicurezza con l’Italia.
Il C-27J MPA è la variante dedicata al Pattugliamento Marittimo del velivolo da trasporto tattico C-27J Spartan al momento impiegato da 20 operatori in 19 Stati, inclusa l’Italia. L’MPA si caratterizza per una suite di missione dotata per il rilevamento di bersagli sopra e sotto la superficie dell’acqua. I dati raccolti sono gestiti dal Leonardo Airborne Tactical Observation and Surveillance (ATOS). I bersagli possono essere ingaggiati tramite sistemi d’arma quali siluri, missili antinave e cariche di profondità. L’accordo prevede la fornitura di quattro velivoli entro il 2029 e si aggiungono ai due C-27J in configurazione antincendio e multimissione acquistati dalla saudita Aramco (la cui consegna è prevista a partire dal 2027). Questo è solo uno degli accordi in ambito di difesa stipulati tra l’Arabia Saudita e l’industria europea, in particolare italiana. In contemporanea all’accordo con Leonardo, il Ministero della Difesa di Riyad ha stipulato un contratto con l’italiana Wass Submarine Systems (controllata da Fincantieri) per la fornitura di siluri antisommergibile.
Da GCAP allo Spartan, l’intesa strategica tra Arabia Saudita e Italia
Con gli accordi delle ultime settimane, l’Arabia Saudita sta rafforzando le proprie capacità aeronavali, essenziali per il controllo e la sicurezza delle rotte commerciali critiche del Mar Rosso. Ciò si inserisce nella visione strategica formulata nel documento Vision 2030. L’Arabia Saudita ambisce infatti a diventare un hub strategico regionale sfruttando la propria posizione tra Asia Europa e Africa. Un aspetto fondamentale che Riyad identifica per perseguire questo obiettivo è la diversificazione delle partnership strategiche. Il Regno considera essenziale ampliare la rete di cooperazioni internazionali per infrastrutture, logistica, tecnologia e difesa.
In questo contesto l’acquisto dei C-27J italiani non risponde solo a esigenze operative, ma è solo uno degli elementi di una cooperazione bilaterale con l’Italia che si è ulteriormente rafforzata con la formalizzazione della partnership strategica tra i due paesi durante la visita del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni in Arabia Saudita a gennaio. La difesa è uno degli aspetti chiave del rafforzamento dei rapporti tra i due paesi; durante la Tavola Rotonda che si è svolta in occasione della visita sono stati stipulati accordi tra industrie italiane quali ELT Group, Leonardo e Fincantieri e autorità e attori industriali del Regno.
La Vision 2030 pone inoltre l’accento sullo sviluppo di partnership al fine di rafforzare le capacità produttive e l’indipendenza tecnologica saudita. Un passo importante in questa direzione potrebbe essere portato dall’ingresso dell’Arabia Saudita, come partner o acquirente, nel programma GCAP per lo sviluppo di un caccia comune di sesta generazione. L’aspetto chiave di questa collaborazione, che al momento coinvolge Italia, Regno Unito e Giappone, è la partecipazione perfettamente paritaria dei partner fondatori, che assicura quindi, oltre alla riduzione dei costi di sviluppo, un alto ritorno industriale e tecnologico e una sovranità piena sul prodotto. Sia Roma che Londra (che ha già accordi con il Regno per la fornitura di caccia Typhoon) hanno espresso pareri positivi riguardo all’ingresso di Riyad, molto più cauta rimane invece Tokyo. Per il Giappone l’ingresso dell’Arabia Saudita è fonte di preoccupazioni soprattutto a causa delle relazioni tra il Regno e la Cina, che comporterebbero un rischio per la sicurezza delle tecnologie di GCAP. L’ingresso di un nuovo partner potrebbe inoltre rallentare lo sviluppo del programma facendo saltare la timeline fortemente voluta dal Giappone che prevede l’entrata in servizio dei nuovi velivoli entro il 2035. A complicare la questione sono inoltre le pressioni statunitensi affinché Riyad acquisti i caccia di quinta generazione F-35. Qualora un accordo in questo spingesse all’annullamento del secondo lotto di Typhoon britannici in programma, le possibilità dell’ingresso dell’Arabia Saudita potrebbero ridursi drasticamente.
Implicazioni per l’ASW italiano: tra MPA e M3A
La scelta di Riyad di dotarsi di un velivolo per il pattugliamento e la lotta antisommergibile di fabbricazione italiana offre uno spunto di riflessione sulle lacune italiane in questo aspetto chiave della difesa per un paese che vede nel Mediterraneo allargato il fulcro della propria strategia estera, ma che ambisce anche a un ruolo più attivo nello scenario europeo e dell’Indo-Pacifico. L’acquisto dei C-27J MPA da parte dell’Arabia Saudita dimostra come l’adozione di piattaforme che possano assolvere sia a esigenze di pattugliamento marittimo sopra e sotto la superficie sia imprescindibile per garantire la protezione dei colli di bottiglia delle rotte commerciali e dell’infrastruttura marittima.
Con la radiazione dei pattugliatori Breguet Atlantic nel 2017 e la sostituzione con i P-72A, l’Aeronautica Italiana ha perso la capacità di affrontare efficacemente le minacce sottomarine. Il P-72A è infatti una soluzione ad interim ottimizzata per missioni di pattugliamento marittimo e sorveglianza, ma che non è in grado di assolvere efficacemente alla lotta antisommergibile, data la mancanza di equipaggiamenti per l’individuazione e l’ingaggio di bersagli sottomarini (come sonoboe, cariche di profondità o siluri). Tale scelta risultava all’epoca comprensibile, dalla fine della Guerra Fredda la minaccia sottomarina era infatti diventata secondaria rispetto al controllo dei flussi migratori e dei traffici illegali via mare. Il contesto attuale è invece caratterizzato da un elevato livello di competizione internazionale con la presenza di attori in grado di schierare unità sottomarine. Ciò ha spinto a riconsiderare la rilevanza delle capacità ASW, sia nella componente di superficie (ambito in cui l’Italia è leader con le sue fregate FREMM ASW), sia nella sua componente aeronautica.
La necessità delle Forze Armate italiane di dotarsi di velivoli in grado di compiere missioni di ASW è stata formalizzata nel Documento Programmatico Pluriennale della Difesa (DPP) 2024-2026. Qui si stabilisce l’obiettivo di acquisire inizialmente due velivoli Maritime Multi Mission Aircraft (M3A), ovvero velivoli in grado di combinare le capacità ASW a quelle Intelligence, Surveillance, and Reconnaissance (ISR). Questo programma di ammodernamento, tuttavia, non è ancora stato avviato.
La scelta del velivolo che sostituirà il P-72A è dettata sia da ragioni operative e di capacità sia di ritorno industriale e tecnologico e di autonomia strategica. Il C-27J MPA è un prodotto interamente italiano la cui adozione ridurrebbe la dipendenza italiana dalle forniture estere. Le alternative attualmente disponibili sono il Boeing P-8A Poseidon statunitense, il francese Airbus A321 MPA e il giapponese Kawasaki P-1. La prima opzione, sebbene prestante e già provata, costituirebbe un acquisto “off the shelf”, privo quindi di ritorno per le industrie italiane e dipendente dalle forniture statunitensi. L’ Airbus A321 MPA è invece ancora in fase di sviluppo, e probabilmente le tempistiche non sono compatibili con quelle dell’Aeronautica.
Un’opzione interessante, nonché l’unica finora menzionata dal Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare Gen. Goretti, durante le celebrazioni del 102° Anniversario dell’Aeronautica Militare, è invece quella giapponese. Il Kawasaki P-1 è infatti una piattaforma sviluppata ad hoc già impiegata dalla Japan Maritime Self-Defense Force. Al netto di considerazioni tecniche sulle capacità delle piattaforme, l’acquisto del P-1 potrebbe presentare vantaggi per l’industria italiana sia tramite la personalizzazione del velivolo con sensoristica di fabbricazione italiana, sia rafforzando la collaborazione tra Italia e Giappone (già cementata con GCAP) con la vendita, in cambio dei P-1, degli addestratori M-346 di Leonardo.
Qualunque sia la scelta finale, appare evidente come lo sviluppo di capacità di difesa quali l’ASW non possa prescindere da considerazioni di natura geopolitica e industriale. L’acquisto da parte di Riyad dei C-27J MPA conferma la competitività dell’industria italiana e la sua capacità di rispondere alle esigenze dei partner strategici. Appare invece necessario colmare gap capacitivi critici delle Forze Armate Italiane, chiamate ad operare in un contesto di rinnovata competizione internazionale che riguarda sia il Mediterraneo Allargato che le nuove aree di protezione strategica italiana, quali l’Indo-Pacifico. Ciò richiederà un bilanciamento tra esigenze operative, sovranità tecnologica e collaborazione con gli alleati.

