La guerra in Ucraina ha accelerato l’integrazione della transizione energetica nelle politiche di difesa europee, estendendola anche al rafforzamento delle catene logistiche militari. Attraverso l’adozione di biocarburanti, l’elettrificazione delle infrastrutture e la modernizzazione delle piattaforme terrestri e aeree, gli Stati membri puntano a ridurre emissioni e dipendenza dai combustibili fossili senza compromettere la prontezza operativa. La sostenibilità si configura così come una leva strategica per accrescere resilienza, autonomia energetica e capacità militare complessiva dell’Unione europea.
Non è una novità che, a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina, l’Europa abbia avviato interventi mirati sia nel settore militare, attraverso il piano ReArm Europe, sia in quello energetico, interrompendo progressivamente il flusso di gas e petrolio proveniente da Mosca. L’Unione europea ha così intrapreso un percorso ormai irreversibile verso una maggiore resilienza strategica in ambito energetico, non solo per il settore civile, ma anche per quello militare. Nel solco dei programmi REPowerEU e del Green Deal europeo, diversi Stati membri hanno colto l’opportunità di avviare sperimentazioni di transizione verde anche nel comparto della difesa. Tali iniziative si sono tradotte nell’adozione di biocarburanti, nell’elettrificazione di specifici sistemi e nel miglioramento dell’efficienza delle catene logistiche militari. In questo contesto si inserisce l’azione del Consultation Forum for Sustainable Energy in the Defence and Security Sector (CF SEDSS), finanziata direttamente dall’European Defence Agency (EDA), che, in seguito al Green Deal europeo, ha elaborato un piano articolato in più fasi. Il programma prevede il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050, l’intensificazione degli sforzi volti all’elettrificazione dei processi all’interno delle infrastrutture militari e l’attuazione di una transizione verde capace di coinvolgere il maggior numero possibile di ambiti del panorama militare europeo.
La realtà dei biocombustibili.
Nel settore militare sta attecchendo sempre di più l’idea di una transizione dai combustibili fossili verso i biocombustibili. Le spese riguardo la difesa europea lievitano di anno in anno, con una stima prevista nel 2025 pari a 381 miliardi di euro sborsati dagli Stati membri, con un aumento vertiginoso di circa il 62,8% della spesa tra il 2020 e il 2025. Il comparto energetico non costituisce un’eccezione all’interno della spesa militare. L’ultima analisi condotta dall’European Defence Agency, risalente al 2017, ha evidenziato come le forze armate degli Stati membri presentassero livelli di consumo energetico particolarmente elevati, pari a circa 40.266 GWh, riconducibili principalmente ai settori dei trasporti, del riscaldamento delle infrastrutture e dell’elettricità. Lo studio sottolinea inoltre che una quota significativa di tali consumi è associata a processi che potrebbero essere svolti attraverso soluzioni tecnologiche più efficienti e a minore impatto ambientale. Molti Stati, de facto, si sono adoperati al fine di ridurre i costi e l’impatto ambientale legato alle operazioni. A tal proposito, nel quadro delle strategie volte a rafforzare l’autonomia energetica europea, i biocarburanti assumono un ruolo di particolare rilievo. La loro filiera, caratterizzata da una distribuzione territoriale relativamente diffusa, contribuisce ad accrescere la resilienza dei sistemi di approvvigionamento e rappresenta un elemento di valore strategico soprattutto per le regioni orientali del continente. A ciò si aggiunge il fatto che, secondo la Commissione europea, sussiste un ampio margine per l’espansione della produzione di biocarburanti senza compromettere i livelli di output agricolo. L’Italia, da questo punto di vista, ha condotto prove sperimentali presso la Divisione Aerea di Sperimentazione e Spaziale (DASAS) dell’aeroporto militare di Pratica di Mare. I test a terra sono stati effettuati su un AMX, impiegando due diverse miscele di carburante contenenti rispettivamente il 13% e il 17% di biocombustibile. I risultati hanno evidenziato una riduzione media del 20% delle emissioni di carbonio elementare per entrambe le miscele, con riduzioni che raggiungono il 40% a regimi intermedi di potenza del motore, indicando un potenziale significativo dei biocombustibili. Il Regno Unito, grazie alla Royal Air Force (RAF), sta implementando un approccio più sostenibile alla difesa del Regno Unito, impiegando per la prima volta in operazioni di routine una miscela di Sustainable Aviation Fuel (SAF) e carburante convenzionale per alimentare i propri velivoli. Tra gli aerei coinvolti figurano i Typhoon e i caccia antisommergibile Poseidon, operanti dalla base di RAF Lossiemouth in Scozia, nell’ambito del sistema di Quick Reaction Alert del Regno Unito. Nel 2023 la RAF ha realizzato il primo rifornimento in volo con miscela SAF tra Typhoon e C-130 Hercules, mostrando inoltre, un Typhoon alimentato con SAF al Royal International Air Tattoo, aprendo la strada, de facto, alla possibilr adozione dei carburanti sostenibili anche nel settore civile. Ad oggi permangono tuttavia numerosi interrogativi, in particolare riguardo l’eventuale disponibilità della NATO a adottare in modo sistematico i biocombustibili nel prossimo futuro, e soprattutto quanto essi possano essere affidabili in un contesto operativo.
La catena logistica
Tuttavia, in assenza di una catena di approvvigionamento efficiente e resiliente, anche le più ambiziose strategie di transizione energetica rischiano di rimanere inefficaci. Per l’Unione europea, la riduzione delle emissioni associate alla mobilità militare, dei costi operativi e degli sprechi energetici è divenuta, alla luce dell’obiettivo di neutralità climatica entro il 2050, un vero e proprio imperativo strategico. In tale contesto, lo sviluppo di una logistica integrata e sostenibile assume un ruolo centrale, sia per preservare e rafforzare la capacità operativa delle forze armate, sia per evitare rallentamenti nei processi decisionali e nelle tempistiche di dispiegamento. La riduzione della dipendenza dai combustibili fossili e l’adozione di soluzioni tecnologiche a minore intensità energetica rafforzano l’autonomia operativa e limitano l’esposizione a vulnerabilità strutturali. Le esperienze maturate in teatri quali Afghanistan e Iraq hanno dimostrato che catene di rifornimento estese e concentrate rappresentano bersagli privilegiati, con costi elevati in termini di perdite umane e materiali. L’Europa, in questa prospettiva, punta a far diventare la sostenibilità parte integrante del meccanismo logistico. Progetti come la base logistica “General Javier Varela” in Spagna, progettata per lo stoccaggio strategico di materiali, e la Defence School of Transport in Regno Unito, scelta per il primo progetto pilota di parco solare, in grado di coprire un terzo del fabbisogno elettrico della base, dimostrano l’impegno crescente delle infrastrutture militari nella sostenibilità energetica. Tali iniziative contribuiscono al rafforzamento dell’autonomia strategica europea. Diversi Stati membri, al fine di sviluppare al meglio una logistica efficiente, stanno avviando programmi volti alla modernizzazione delle flotte terrestri attraverso l’introduzione di sistemi di propulsione ibridi. In tale contesto si inserisce l’iniziativa spagnola Uro Vamtac Hybrid, un veicolo tattico sviluppato dall’azienda Urovesa, concepito per ridurre i consumi di carburante e le emissioni, generando benefici sia in termini di contenimento dei costi operativi sia di sostenibilità ambientale. Nel contesto italiano, Iveco Defence Vehicles ha siglato un importante accordo di cooperazione con l’azienda tedesca RENK Group AG, sviluppatrice del sistema di trasmissione ibrida ATREX. L’intesa è finalizzata a valutare l’integrazione delle rispettive tecnologie di guida e propulsione sulle future piattaforme di combattimento. Tale collaborazione rappresenta un passo strategico importantissimo per accelerare i programmi relativi ai veicoli cingolati, rafforzare la catena di approvvigionamento europea della difesa e, al contempo, ridurre i tempi di consegna e aumentare la capacità produttiva del settore.
L’obiettivo principale, de facto, è integrare la transizione ecologica nelle strategie di difesa senza compromettere la prontezza operativa. Oltre ai benefici ecologici, queste iniziative mirano a ottenere un significativo risparmio economico e una maggiore autonomia energetica delle basi militari.

