Seguendo un approccio che unisce pragmatismo e centralità di valori non negoziabili, Helsinki cerca un dialogo con Pechino. La Finlandia punta sul “values-based realism” per orientarsi nel contesto della crisi dell’ordine internazionale liberale.
Dal 24 al 29 gennaio 2026, il Primo Ministro finlandese Petteri Orpo ha compiuto una visita ufficiale in Cina, incontrando, tra gli altri, il Presidente Xi Jinping e il Premier Li Qiang. Questo viaggio rappresenta solo l’ultimo episodio di interlocuzione ad alto livello tra Helsinki e Pechino degli ultimi due anni: si possono citare, infatti, la visita del Presidente finlandese Alexander Stubb in Cina nell’ottobre 2024, ma anche l’incontro virtuale tra Xi Jinping e l’allora Presidente Sauli Niinistö nel gennaio dello stesso anno e lo scambio di messaggi tra Stubb e Xi nell’ottobre 2025, in occasione del 75° anniversario dell’avvio delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi.
In questo contesto, la missione a Pechino di Petteri Orpo ha rappresentato non solo un’occasione per discutere alcuni dossier caldi nelle relazioni sino-europee, oltre che in quelle bilaterali tra Cina e Finlandia, ma anche un banco di prova per il paradigma del “realismo basato sui valori” che orienta la politica estera di Helsinki.
Centralità dei valori e dialogo pragmatico
Il concetto di “values-based realism”, infatti, è stato descritto come elemento fondante dell’azione diplomatica finlandese nel Government Report on Finnish Foreign and Security Policy del 2024. In virtù di questo approccio, da un lato viene stabilita la centralità di alcuni valori ritenuti non negoziabili come la democrazia, la rule of law, il diritto internazionale, i diritti umani e l’eguaglianza; dall’altro lato, si riconosce la necessità di un’interazione pragmatica e su un piede di parità con attori dell’arena internazionale che propugnano valori e visioni politiche differenti.
Inoltre, in un articolo pubblicato nel mese di dicembre su Foreign Affairs, Alexander Stubb ha identificato nel “realismo basato sui valori”, descritto come un equilibrio tra interessi e valori, l’approccio che l’Occidente dovrebbe adottare nell’attuale fase di sfida all’ordine basato sulle regole affermatosi dopo il 1989. La visione delle relazioni internazionali del Presidente finlandese, infatti, è forgiata da questo concetto, che più volte è stato citato nei suoi discorsi istituzionali e nelle sue conversazioni pubbliche.
Nel suo contributo per Foreign Affairs, in particolare, Stubb sostiene da un lato la necessità, per i Paesi occidentali, di rimanere fedeli ai propri valori; dall’altro, l’importanza di riconoscere come i grandi problemi mondiali non possano essere affrontati semplicemente limitandosi a una collaborazione tra Paesi like-minded. Al contrario, un elemento chiave per la definizione del futuro ordine internazionale viene identificata nella capacità, per l’Occidente, di dialogare e coinvolgere attivamente il “global South”, il quale svolgerà il ruolo di ago della bilancia tra Occidente e Oriente contribuendo a determinare, così, il nuovo assetto globale.
La messa in discussione dell’ordine internazionale post-1989 è fotografata anche dal Government Report del 2024, che descrive Stati Uniti e Cina come attori impegnati in una competizione per il primato politico, economico, militare e tecnologico globale. In questo contesto, il documento afferma la necessità di portare avanti una cooperazione con Pechino in relazione a sfide globali, come il cambiamento climatico, in maniera coerente con i valori e le priorità della Finlandia; mette anche in evidenza, tuttavia, alcune criticità che caratterizzano le relazioni con la Cina.
Questa, infatti, non ha espresso una chiara condanna dell’invasione russa dell’Ucraina, a dispetto della violazione di princìpi propugnati da Pechino come la sovranità e l’integrità territoriale; ha intrapreso, anzi, un rafforzamento dei rapporti bilaterali con Mosca, con inevitabili ripercussioni sulle relazioni sino-europee nel loro complesso. Helsinki, in questo contesto, incoraggia la Cina a esercitare la propria influenza per indurre la Russia ad accettare una soluzione del conflitto coerente con i princìpi della Carta delle Nazioni Unite.
Ulteriori elementi di preoccupazione riguardano l’obiettivo cinese di acquisire un controllo crescente sulle produzioni critiche e sulle relative catene di approvvigionamento, una dinamica percepita come una sfida strategica per l’Europa. Pur riconoscendo la Cina come un partner commerciale di rilievo anche in prospettiva futura, la Finlandia è consapevole anche delle potenziali vulnerabilità derivanti da rapporti di dipendenza critici; di conseguenza, sostiene la necessità di ridurre le dipendenze economiche, tecnologiche e industriali, sia a livello nazionale sia a livello di Unione europea.
Ucraina: l’importanza del ruolo di Pechino
Partendo da questi presupposti, Orpo si è recato a Pechino affermando l’importanza, per la Finlandia, di mantenere un dialogo con la Cina, alla luce della sua statura globale e del suo crescente potere nell’arena internazionale, al fine di comprenderne le prospettive.
Un tema di primaria importanza nei colloqui tra il premier finlandese e Xi Jinping è stato il conflitto tra Russia e Ucraina, a testimonianza sia del rilievo che Helsinki, inevitabilmente, attribuisce a questo dossier. Orpo ha messo in evidenza come il supporto, diretto e indiretto, alla Russia da parte della Cina rappresenti il principale elemento di criticità nelle relazioni tra Unione Europea e Pechino, alla luce dell’impatto della guerra intrapresa dalla Russia sulla sicurezza della Finlandia oltre che dell’Europa nel suo complesso.
Il premier finlandese, in particolare, ha sottolineato il potenziale ruolo della Cina nel raggiungimento di una pace in Ucraina, invitandola ad astenersi dal sostegno a un’aggressione contraria al diritto internazionale. Anche Stubb, attraverso un’intervista rilasciata a Bloomberg già nel luglio 2024, aveva non solo caldeggiato un’iniziativa cinese in questo senso, ma anche affermato come Xi Jinping avesse il potere di porre termine alla guerra in Ucraina “con una telefonata”, riferendosi al rapporto di dipendenza che Mosca ha sviluppato nei confronti di Pechino.
Orpo, inoltre, ha sottolineato i problemi che caratterizzano le relazioni commerciali sino-europee, descritte come sbilanciate alla luce del notevole surplus commerciale cinese; è stata sostenuta, da questo punto di vista, l’esigenza di un rapporto commerciale più equilibrato e di eliminare le barriere al commercio non necessarie.
Orpo, in aggiunta a ciò, ha anche sollevato la questione dei diritti umani e, più in generale, quella di salvaguardare un ordine internazionale basato sulle regole e caratterizzato da dinamiche multilaterali; Xi Jinping, da parte sua, ha caldeggiato un ruolo costruttivo della Finlandia nella costruzione dei rapporti sino-europei, sostenendo la prospettiva di un ordine basato sui princìpi della Carta delle Nazioni Unite, di un “mondo multipolare” e di una “globalizzazione economica inclusiva”.
Dialogo con la Cina: non solo la Finlandia
Il viaggio di Petteri Orpo a Pechino ha rappresentato un vero e proprio banco di prova per l’applicazione del “realismo basato sui valori”, un approccio che combina una disponibilità al dialogo con attori non allineati e una ferma adesione ai principi fondanti della politica estera finlandese. In questo quadro, la collocazione occidentale della Finlandia, ormai pienamente consolidata anche sul piano istituzionale in virtù della sua appartenenza alla NATO, costituisce il perimetro entro cui si sviluppa una diplomazia pragmatica e consapevole.
La centralità assunta durante la visita dal tema della guerra in Ucraina conferma quanto questo dossier rappresenti una priorità strategica per i Paesi europei e, in modo particolare, per Helsinki. Il confronto con la leadership cinese riflette la crescente consapevolezza, da parte europea, del ruolo che Pechino potrebbe giocare nel conflitto, alla luce della sua statura globale e dei legami politici ed economici con Mosca. Allo stesso tempo, esso mette in evidenza le tensioni strutturali che attraversano le relazioni UE-Cina, rendendo sempre più complesso il bilanciamento tra cooperazione su sfide globali e divergenze profonde sul piano politico e normativo.In un quadro internazionale in evoluzione e nel contesto delle turbolenze che, sotto l’amministrazione Trump, caratterizzano le relazioni transatlantiche, l’approccio finlandese potrebbe non restare un caso isolato. I segnali provenienti da altri Paesi occidentali, come le recenti iniziative di dialogo con Pechino intraprese da Mark Carney e Keir Starmer, mostrano come altri attori siano propensi ad adottare posture affini a quella di Helsinki, fondate su un approccio pragmatico verso la Cina, sulla difesa dei valori liberali e sulla tutela degli interessi strategici nazionali ed europei, con l’obiettivo di affrontare le criticità più immediate dei rapporti con Pechino e di stabilire un dialogo sui grandi problemi globali.

