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02/03/2026
Cina e Indo-Pacifico

Taiwan: da  terra di realizzazione politica a caso d’indipendenza de facto

di Annalisa Angieri

Il caso di Taiwan, in queste settimane al centro della stabilità regionale per le crescenti tensioni militari con la Repubblica Popolare Cinese, fa riflettere sull’identità di un popolo già emancipato da qualsiasi regime, oggi benestante e progressista, non più isola dell’esilio di una sola fazione, né terra di ambizione politica. 

Il caso di Taiwan, in queste settimane al centro della stabilità regionale per le crescenti tensioni militari con la Repubblica Popolare Cinese, fa riflettere sull’identità di un popolo già emancipato da qualsiasi regime, oggi benestante e progressista, non più isola dell’esilio di una sola fazione, né terra di ambizione politica. 

L’isola ha consolidato la consapevolezza di essere una comunità distinta dalle altre, con una memoria storica comune, un parlamento eletto, un sistema giudiziario indipendente, e progetto politico comune. I taiwanesi sentono d’avere un destino collettivo e l’opinione pubblica discute il proprio futuro come questione interna, non più come periferia di un altro Stato. La sua identità oggi si muove tra le dichiarazioni dei rappresentanti locali e i riconoscimenti indiretti, come le recenti Risoluzioni del Parlamento europeo che rafforzano la sua soggettività internazionale, ma anche tra le dichiarazioni sulla stabilità regionale fatte dal Giappone, o le minacce militari della Cina. L’isola è un attore politico tout court, non riconosciuto dal diritto internazionale ma già trattato come tale.

Le elezioni generali del 13 gennaio 2024 hanno rappresentato un passaggio significativo per il consolidamento democratico dell’isola, non solo per la vittoria di Lai Ching-te, candidato del Partito Progressista Democratico (DPP), ma anche per la narrazione politica consapevole fatta  in quell’occasione. Nell’ultima tornata elettorale, nonché durante le celebrazioni del Memorial Day (二二八紀念日), il 228 è stato vettore narrativo della memoria storica di Formosa, contribuendo sia al dibattito elettorale che alla mobilitazione dell’opinione pubblica con forte enfatizzazione dell’opposizione a ogni regime autoritario esterno. Tale strategia retorica ha permesso di legare l’esperienza storica collettiva alla retorica politica contemporanea, conferendo alla memoria una funzione strumentale nella costruzione dell’identità nazionale e nella legittimazione delle scelte politiche.

La prosperità economica di Formosa, con un PIL pro capite di circa 37.800  dollari, una crescita economica di circa il 7,7 % per il 2026, e un’importante ricchezza delle sue risorse naturali strategiche, fanno della Repubblica di Cina un obiettivo ambito. La sua stretta partnership strategica con gli Stati Uniti nei settori high‑tech e manifatturieri suscita, invece, attenzione e irritazione in chi ne percepisce l’influenza geopolitica.

In questo contesto si inserisce altresì la presa di posizione ufficiale della Repubblica Popolare Cinese dell’8 novembre 2025, sulla decisione del Parlamento europeo di accogliere la vicepresidente Hsiao Bi-khim a Bruxelles in occasione dell’Inter-Parliamentary Alliance on China, forum che ha riunito membri dell’Istituzione europea ed esperti internazionali. Secondo la posizione cinese, l’incontro avrebbe favorito attività considerate separatiste lesive del principio di fiducia politica reciproca tra la Cina e l’Unione Europea, poiché in violazione del principio One China, ritenuto norma fondamentale delle relazioni internazionali e presupposto imprescindibile per lo sviluppo delle relazioni diplomatiche con l’Unione.

Gli sviluppi successivi hanno contribuito a un peggioramento delle relazioni tra Unione Europea e Cina e hanno anzi esteso la crisi diplomatica ad altri attori regionali, in particolare Giappone e Stati Uniti. Nel novembre 2025 il governo giapponese ha manifestato preoccupazione per le possibili implicazioni di un’azione militare cinese nei confronti di Taiwan sulla sicurezza nazionale del Giappone, che ha formalizzato le proprie preoccupazioni con una lettera ufficiale inviata al Segretario generale il 24 novembre 2025, richiamando il comunicato congiunto del 1972 relativo alla normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi.


La questione taiwanese ha progressivamente superato il piano della mera controversia diplomatica o giuridica, per assumere una crescente rilevanza in termini di sicurezza regionale.

Il dibattito internazionale si è così spostato sulle possibili risposte a un’eventuale aggressione militare contro l’isola: Taipei ha annunciato l’intenzione di presentare una proposta di bilancio straordinario pari a 34 miliardi di euro, destinata allo sviluppo di un sistema avanzato di difesa aerea e di intercettazione missilistica, noto come Taiwan Dome (T-Dome). In prossimità del Capodanno lunare 2026, inoltre, l’esercito ha condotto esercitazioni navali con missili e droni, coinvolgendo la famosa brigata Haifeng.
Poche settimane prima, in occasione della Giornata mondiale della pace 2026, la Repubblica ha voluto presentarsi al mondo come democrazia contro la violenza impegnata nel dialogo e nella difesa dei diritti umani: Lai ha inviato una lettera a PapaLeoneXIV, rappresentante di uno dei dodici Stati che riconoscono la statualità di Taiwan e mantiene relazioni diplomatiche con la Repubblica di Cina sin dal 1942. Nella missiva ha affermato che la pace non può essere ottenuta modificando lo status quo con la violenza e ha invitato la comunità internazionale a regolamentare l’uso militare dell’intelligenza artificiale.

Il Presidente ha fatto così eco al National Security Strategy americano del dicembre2025, che identifica la prevenzione di un conflitto nello Stretto come priorità strategica, ribadendo l’opposizione a qualsiasi cambiamento unilaterale dello status quoe il ruolo chiave dell’isola nella produzione globale di semiconduttori, invitando gli alleati a rafforzare la deterrenza collettiva. Più di recente, Washington e Taipei hanno firmato un accordo commerciale che prevede una riduzione significativa dei dazi reciproci, con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione economica e facilitare gli scambi tra i due Paesi. L’intesa comprende anche un aumento degli acquisti taiwanesi di beni americani, soprattutto nei settori energetico, industriale e tecnologico, e mira a rafforzare le catene di approvvigionamento e la collaborazione strategica.
La popolazione, intanto, seppur abituata alle esercitazioni annuali, si chiede se gli Stati Uniti saranno ancora disposti a difendere l’isola in futuro, soprattutto in caso di autonomia energetica, quando il sostegno americano non sarà più automatico, facendo della Cina una minaccia ancor più aggressiva.
Nelle more della costruzione di un’Unione europea federale e compatta, l’Italia si dimostra pronta a riconoscere il valore di Taiwan non solo come partner tecnologico strategico, ma anche come soggetto politico rilevante, autonomo, e destinatario di rappresentanze diplomatiche reciproche, in una prospettiva di riconoscimento internazionale conforme ai principi di diritto internazionale. Nel gennaio 2026, una delegazione parlamentare italiana interpartitica si reca sull’isola, segnalando la crescente proiezione di Roma nell’Indo-Pacifico e l’attenzione strategica verso semiconduttori e intelligenza artificiale, reiterando la visita del gennaio e settembre 2025,  e confermando l’interesse italiano per la stabilità dello Stretto.
Sullo stesso solco, una recente Risoluzione del Parlamento Europeo sulla Politica Estera e di Sicurezza Comune afferma che la Cina non ha base giuridica per rivendicare Taiwan secondo il diritto internazionale e riconosce l’isola come partner democratico legittimo. Pur senza dichiarare formalmente l’indipendenza, il Parlamento dell’Unione condanna qualsiasi tentativo di modifica dello status quo con la forza. Come per Taiwan, anche per le democrazie occidentali lo l’assetto vigenteè intangibile.

L’indipendenza di un popolo non nasce sempre da un singolo atto giuridico, ma può essere il frutto di un lungo percorso storico e politico. Talvolta si sviluppa attraverso conflitti, consultazioni popolari e riconoscimenti internazionali, come avvenuto in Eritrea o nel Sud Sudan, dove referenda regolamentati e accettati dalla comunità internazionale hanno consolidato il nuovo Stato. In altri casi, la sovranità prende forma tramite dichiarazioni unilaterali seguite da riconoscimenti parziali, come nel Kosovo, o attraverso consultazioni popolari prive di effetti giuridici internazionali, come nel caso della Catalogna.
In un futuro vicino e possibile, Formosa potrebbe decidere di consultare direttamente il proprio popolo con unreferendum: pur potendo apparire una mossa azzardata, la consultazione popolare rappresenterebbe forse un passo avanti rispetto allo status quo attuale, offrendo una via democratica per affermare la propria indipendenza senza ricorrere alla violenza. Ora che non c’è invasione, che l’isola è minacciata ma libera, con un apparato amministrativo ed elettorale affidabile, capace di gestire un plebiscito trasparente, la cui concezione e il cui svolgimento avrebbero un valore diverso da quello di altri referenda, come quello in Crimea, ad esempio. Ma non è detto che l’esito della consultazione sia favorevole.
Taiwan integra nel proprio sistema costituzionale il referendum abrogativo e consultivo, riformato nel 2017 per abbassarne le soglie di accesso e incentivarne l’uso. Nel 2018 si è svolta un a consultazione per chiedere ai cittadini se il governo dovesse presentare domanda di adesione alle Nazioni Unite con il nome di “ Taiwan ” anziché “ Repubblica di Cina ”. La proposta non ha raggiunto il quorum necessario, ma ha rappresentato un ulteriore momento significativo nel dibattito pubblico sull’identità e sul riconoscimento internazionale dell’isola.
Laquestione taiwanese, è uno dei principali fattori di tensione nelle relazioni internazionali: non solo verte sul riconoscimento di Formosa come Nazione, gravata dalla minaccia di chi rivendica l’unicità della sovranità cinese, ma anche sul riconoscimento d’indipendenza di uno status che, tra minacce militari, ambizioni economiche di terzi e le dichiarazioni d’autonomia interne, già esercita legittimamente la sua capacità di autodeterminazione nel quotidiano.
Rispecchiando l’idea di Nazione di Ernest Renan, la cui esistenza è un “ plébiscite de tous les jours “, Taiwan gode dellavolontà condivisa dal suo popolo di vivere un’identità comune.
L’indipendenza, non appare più come un atto da compiere, ma come una condizione già presente. L’isola, dunque, esiste già come Nazione nella pratica, e la sua autonomia è una realtà costruita quotidianamente attraverso la volontà di mantenersi tale nel futuro, senza essere “ mai merce di scambio per nessun paese ”, poiché, come asserito dal suo presidente, il futuro di Taiwan può – e deve –  essere “ deciso solo dal suo popolo ”.

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