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06/02/2026
Europa

Il “trauma” del Primo Ministro slovacco scuote la politica estera di Bratislava

di Lorenzo Avesani

L’incontro dello scorso 17 gennaio svoltosi a Mar-a-Lago tra il Presidente USA, Donald Trump, e il Primo Ministro slovacco, Robert Fico è passato perlopiù sottotraccia. Le rivelazioni del quotidiano Politico del 28 gennaio successivo, relative alle preoccupazioni di Fico sullo stato psicologico di Trump, hanno generato eco mediatica. Il vero punto della questione riguarda la postura internazionale di Bratislava.

L’incontro dello scorso 17 gennaio svoltosi a Mar-a-Lago tra il Presidente USA, Donald Trump, e il Primo Ministro slovacco, Robert Fico è passato perlopiù sottotraccia. Le rivelazioni del quotidiano Politico del 28 gennaio successivo, relative alle preoccupazioni di Fico sullo stato psicologico di Trump, hanno generato eco mediatica. Il vero punto della questione riguarda la postura internazionale di Bratislava.

Sabato 17 gennaio 2026, il Primo Ministro (PM) slovacco, Robert Fico, si è recato alla residenza privata del presidente USA, Donald Trump, di Mar-a-Lago a Miami. L’incontro informale tra i due leader è stato produttivo così come il lavoro tra i membri dei rispettivi esecutivi. Per Fico, il risultato più importante è l’apprezzamento di Washington per le “opinioni sovrane” in merito alla guerra in Ucraina e alla volontà di trasformare l’Unione europea (Ue). Inoltre, i due Paesi hanno siglato un accordo intergovernativo di cooperazione bilaterale nel campo dell’energia nucleare ad uso civile il cui scopo è lo sviluppo di settori chiave: tecnologie avanzate, sicurezza, resilienza della catena di approvvigionamento, forza lavoro, accesso a strumenti finanziari e partnership con i fornitori USA. In questo quadro, il progetto più concreto è quello di costruire una nuova centrale nucleare a Jaslovské Bohunice la cui entrata in funzione è prevista tra il 2040 e il 2041. 


L’evento è rimasto ignorato dai media internazionali fino al 28 gennaio. La testata giornalistica Politico ha riportato che, durante la riunione di emergenza del 22 gennaio a Bruxelles, Fico avrebbe espresso a una cerchia ristretta forti preoccupazioni sullo stato psicologico di Trump, arrivando a definirlo “pericoloso”. In quella conversazione, inoltre, il leader di Bratislava avrebbe affermato di essere rimasto “traumatizzato” dall’incontro nella residenza privata pur non specificando cosa avesse causato tale reazione. Su X, la reazione di Fico è stata dura negando la ricostruzione giornalistica e accusando la testata di voler distruggere i rapporti costruttivi della Slovacchia con gli USA e sminuire la sua politica estera con menzogne.

Tale notizia è stata preceduta da una rivelazione simile di alcuni giorni prima pubblicata dal quotidiano online Aktuality.sk. Nella pubblicazione della testata slovacca, Fico avrebbe confessato simili timori ad Andrej Danko, leader del “Partito Nazionale Slovacco” — un gruppo politico alleato dell’attuale esecutivo — ed attuale secondo vicepresidente del parlamento di Bratislava. Anche in quel caso, il PM ha negato di aver avuto un simile dialogo.  

Slovakia first 


L’incontro slovacco-statunitense di Mar-a-Lago rientra nel processo di ridefinizione di politica estera avviata dal quarto governo Fico a partire dal 2023. La Four Cardinal Points Strategy non è una dottrina formalmente codificata in un documento strategico; l’espressione “quattro punti cardinali” è stata coniata dallo stesso Fico nel corso di un incontro istituzionale nel 2025. Essa riflette piuttosto un atteggiamento nazionalista fondato sulla volontà di definire uno proprio spazio di autonomia. Bratislava cerca di mantenere un canale diplomatico con tutte le grandi potenze internazionali anche a costo di scontrarsi con Bruxelles. Questo tratto è chiaramente manifestato dalle posizioni scettiche nei confronti del sostegno a Kyiv nonché andando controcorrente alla strategia di de-risking europeo sulla Cina. 

Questa gestione dell’ambiguità ricorda su diversi elementi la politica estera ungherese sintetizzata nella c.d. “Apertura ad Oriente”. Ungheria e Slovacchia convergono sul dossier ucraino e si sono coordinate ripetutamente per rallentare il processo decisionale europeo attraverso ostruzioni politiche e simboliche. Tuttavia, tale intesa non prelude alcuna alleanza in quanto, a differenza di Budapest, Bratislava si sta sforzando maggiormente nel sostenere Kyiv su settori non militari — ad esempio quello energetico. Ciò appare in contraddizione con la retorica anti-ucraina del primo ministro slovacco — adottata perlopiù a livello domestico — ma risulta spiegabile alla luce della volontà di non legarsi eccessivamente alla politica “filorussa” dell’Ungheria, così da ottenere un margine di credito politico all’interno dell’Ue e attenuare lo scontro anche su altri dossier, quali lo stato di diritto.

Anche nei rapporti con gli USA, Bratislava mantiene un atteggiamento ambiguo e duale. Senza dubbio, Fico è un estimatore di Trump e condivide l’atteggiamento di quest’ultimo sui principali dossier ma non è allineato completamente. Il PM slovacco ha contestato alcune decisioni di Trump quali le sanzioni contro le compagnie energetiche russe Rosneft e Lukoil e, più di recente, l’operazione Absolute Resolve in Venezuela e il silenzio sulla questione groenlandese. L’atteggiamento slovacco certifica che il rapporto con Washington è prevalentemente strumentale ed improntato ad estrarre benefici economici e politici dall’amministrazione Trump. 

Acrobazie pericolose


L’attuale politica estera di Bratislava si muove su un terreno insidioso. Partendo dai contenuti dell’incontro, l’intesa sul nucleare civile si basa sulla realizzazione di un impianto la cui capacità (1200 MegaWatt) è il triplo rispetto a quelli più grandi attualmente presenti nel Paese. Ne consegue che la centrale, se portata a compimento, configurerebbe una mega opera dal costo stimato di circa 15 miliardi di euro, equivalente a quasi metà della spesa annua del bilancio statale slovacco. Il progetto riscontra lo scetticismo degli esperti del settore denunciando l’assenza di dettagli specifici sui termini dell’accordo e allertato su possibili rischi finanziari e organizzativi.

Più in generale, l’incontro Fico-Trump a Mar-a-Lago è avvenuto in un contesto informale e non ufficiale il quale sottolinea tre elementi che smentiscono i toni celebrativi pubblici adottati dalla leadership slovacca. In primo luogo, Fico ha affermato che essere ricevuto presso la residenza privata del presidente degli Stati Uniti costituisca un segno di rispetto e fiducia. Tuttavia, all’atto pratico, la scelta del luogo non ha alcun particolare significato simbolico, ma risponde piuttosto a esigenze di comodità personale del presidente. Il fatto che l’incontro si sia svolto di sabato suggerisce che Bratislava sia solo una voce facile da rassicurare ma poco rilevante in confronto ad altri Paesi dell’Europa centrale come Polonia e Ungheria. 

Poi, l’avvicinamento a Washington è malvisto dall’opinione pubblica domestica. Gli slovacchi hanno tradizionalmente un atteggiamento freddo nei confronti di Washington; dato confermato anche dall’ultima rilevazione di GLOBSEC Trends nel quale solo il 27% degli intervistati vedono gli USA come partner strategico primario. Inoltre, le azioni di Fico cozzano con la preponderante retorica antiamericana di Smer il partito del PM. Mentre egli si trovava a Miami, infatti, alcuni esponenti del partito hanno organizzato una protesta davanti all’ambasciata statunitense a Bratislava per contestare “l’imperialismo americano” ed esprimere solidarietà a Caracas. 

Infine, il contesto globale caotico non è un elemento positivo per un piccolo Paese come la Slovacchia. Il suo atteggiamento ambiguo è coerente in un sistema internazionale che sta diventando sempre più transazionale, unilaterale e basato sulla forza ma rischia di rimanerne vittima. L’imprevedibilità della politica estera di Trump, in particolare sul piano commerciale, suscita preoccupazione anche tra i suoi alleati europei, in considerazione delle potenziali conseguenze economiche devastanti. Questi ultimi tendono infatti a muoversi in ordine sparso nel tentativo di ottenere esenzioni o benefici individuali, finendo per negoziare da una posizione di debolezza a causa delle profonde asimmetrie commerciali. 
In tale scenario, nel caso in cui futuri eventi confermassero le tesi di Aktuality.sk e Politico, Bratislava potrebbe pensare ad un riavvicinamento ai partner europei con cui ha deteriorato i rapporti negli ultimi due anni. Tale mossa sarebbe tattica in quanto i principali Stati membri dell’Ue sono interessati ad aumentare la velocità dell’integrazione europea escludendo proprio i membri recalcitranti come la Slovacchia. Se Bratislava decidesse di agire così, il percorso da intraprendere richiederebbe un cambio di marcia nella sua politica estera, di cui finora non si intravedono segnali concreti.

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